mercoledì 11 dicembre 2013

Incipit

Questo non è un post: è una confessione.
Negli ultimi cinque anni ho studiato come una matta per imparare a scrivere meglio. Ho preso una laurea in giornalismo, ho scritto per giornali, ho frequentato un corso in social media marketing, mi tengo aggiornata sui blog che parlano di web writing, ho persino inventato una rubrica come pretesto per studiare le tecniche di scrittura.
Nel frattempo ho colpevolmente dimenticato le ragioni per cui scrivere.
Mi sono trasformata in una scribacchina cieca, magari anche bravina ma irrimediabilmente senza cuore. Ho ripudiato ogni trama perché non la credevo all'altezza, ho smesso di commentare il mondo che mi circonda per paura di sbagliare perché diciamocelo: la gente scrive un sacco di cazzate su internet; senza essere ipocriti, ammettiamolo pure che quando qualcun altro scrive una panzana e viene giustamente (?) flagellato dal popolo della rete, noi sotto-sotto godiamo sospirando interiormente "non tocca a me, per oggi".
Mi sono costruita mille guinzagli: soldi, parola data, insicurezza. Ho abbracciato qualsiasi scusa pur di non affrontare il problema vero, cioè che cominciando a scrivere per professione avevo reciso quel filo che collega il cuore alle dita e avevo, infine, esaurito le cose da dire, da raccontare.
Poteva durare solo per un periodo limitato, perché per chi ama scrivere non c'è abisso più profondo di quello scavato dall'astinenza.
Quindi ho deciso di riprendere a scrivere, almeno una volta al giorno, per me soltanto. Senza guinzaglio, senza tema, senza zavorra di alcun tipo. Scrivere per amore di scrivere.

Nessun commento:

Posta un commento